SA LEPPA DE CHINTU


Sa Leppa de Chintu è una daga, prodotta a Dorgali per circa 50 anni, le cui prime realizzazioni risalgono al 1830; era contraddistinta da un manico in ottone o in corno, inciso rigorosamente a mano con scalpelli di precisione come bulino e cesello, che rappresentava la testa di un'aquila o quella di un leone.

Giovanni Maria Bacchitta JMB Juan Maria Bacchitta

La Storia

La lama aveva forma lievemente ricurva ed era lunga almeno 50 centimetri; veniva riposta in un fodero di pelle o, talvolta, ottone decorato che riprendeva gli stessi motivi del manico.

La sua produzione è dovuta principalmente all'artigiano dorgalese Giovanni Maria Bacchitta, che firmava le sue daghe con le iniziali JMB (Juan Maria Bacchitta) a riprova del suo legame con la Spagna ed in particolare con la città di Toledo.

Si presume che importasse da qui l'acciaio per la forgiatura delle sue lame con il noto "timbro del sole"; inoltre è noto che padroneggiava molto bene la lingua spagnola, in quanto era solito scrivere lettere indirizzate alle sue conoscenze nel paese iberico.

Le Origini de Sa Leppa e Chintu

Le Origini

Nato a Dorgali intorno al 1816, aveva la sua bottega di fronte all'ormai demolita Chiesa del Rosario, luogo che viene spesso associato alla presenza spagnola in Sardegna. Questa fu costruita in seguito alla demolizione delle mura della juaria medioevale del paese, dove probabilmente trovarono riparo alcuni ebrei esiliati dalla Spagna con l'Editto di Torquemada.

Probabilmente furono proprio loro a tramandare ai locali la lavorazione dell'acciaio e delle armi tipiche dell'esercito spagnolo.
Juan, da abile cesellatore e costruttore di fucili, fu impiegato come artigiano addetto a qualche officina nella Guerra di Crimea, per via della sua età avanzata (37 anni).

Un curioso episodio lo lega al conte Alberto, fratello del generale Alfonso Lamarmora, che trovandosi nelle campagne di Dorgali per una battuta di caccia ebbe un alterco con un gruppo di pastori. Solo l'intervento provvidenziale di un passante, Gaspare Pira Taula, lo salvò da fine certa.

I due uomini divennero grandi amici ed il conte commissionò a Juan Maria una delle sue pregiate "leppas" per poi regalarla a Gaspare, in segno di riconoscenza.

Ivan Pira è un artigiano coltellinaio di Dorgali che ha restituito vitalità alla leppa dorgalese, raccogliendone l'eredità e i reperti storici; dal 2004 ha iniziato la riproduzione della leppa tipica dei tempi di Juan Maria.

Attraverso lo studio di materiali e tecniche apprese dall'osservazione di alcune daghe ormai secolari, è riuscito a ricreare fedeli riproduzioni di questo antico coltello dorgalese, "sa leppa de chintu", di cui si contano circa duecento esemplari a Dorgali.

La rarità di queste daghe è dovuta all'editto regio della fine dell'Ottocento che ne vietò l'uso, costringendo i proprietari a recarsi in caserma per mozzarne le lame; solo poche persone riuscirono a nasconderle e conservarle fino ad oggi.

Dove comprare una leppa e chintu

LA RINASCITA

Ivan si occupa anche della catalogazione delle leppas che lo ha portato alla scoperta di esemplari particolarissimi, aventi finiture in materiali preziosi come l'argento, soprattutto negli intarsi e nelle bordature.

Ivan, che proviene da una famiglia di artigiani (il nonno Ciriaco era allievo di Francesco Ciusa ed ha tramandato l'arte al padre Simeone), ha iniziato a lavorare in questo settore nel 1990 in un laboratorio orafo con i fratelli. Qui ha potuto apprendere le tecniche di lavorazione della filigrana e dei metalli preziosi.

È stata una delle sue passioni, la caccia, ad indirizzarlo verso la lavorazione dei coltelli, dato l'uso frequente che se ne fa in questa disciplina.
Mai soddisfatto dei modelli che si trovavano in commercio, per via della fattura troppo temprata o morbida e del taglio che dopo poco perdeva il filo, ha iniziato a costruirli per conto proprio creando la linea Coltelligioiello.

Quest'ultima lo contraddistingue perché accomuna l'arte orafa della filigrana, di cui Dorgali è nota in Sardegna per le sue botteghe, e la passione nel realizzare i coltelli tradizionali.

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